mercoledì 18 gennaio 2017

The world seemed to burn

L'appartamento è immerso in una quiete inusuale: lo schermo del televisore è spento, Iago dorme e Argo si è accucciato quietamente ai piedi del materasso a rosicchiare un vecchio osso spolpato. I denti del pittbull si accaniscono sulla cartilagine rilasciando nella stanza silenziosa un rumore affilato, irregolare ma costante.
Josh è disteso tra le lenzuola, gli occhi divorati dalla stessa fame liquida che gli imbratta la curva scoscesa del sorriso ogni volta che posa gli occhi sullo schermo del cellulare. Ha gesti stanchi, meccanici, e le dita che infila tra i capelli di Nirvana sono innaturalmente fredde.

« Con chi parli? »
« Con nessuno. »
« Quello era Ulisse. »
« ... »
« Lo posi per favore? »
« No. »
« Perché? »
« Perché non ne ho voglia, e tu non mi devi rompere continuamente i coglioni: la meth, il telefono, con chi parlo, con chi non parlo, perché respiro, dove vado, cosa faccio, perché non dormo a casa. »

Nirvana ha il profilo schiacciato contro il cuscino e un principio di emicrania che le esplode violento nell'accogliere quell'invettiva: il dolore le dilania le tempie e si incastra tra le sinapsi come frammenti di granata bollente; serra le palpebre e inghiotte un bolo di fiato che le rimane incastrato in gola, denso e pesante come un grumo di catrame. Nirvana non prova alcuna vergogna nel mostrare le proprie debolezze, e trova nel pianto la perfetta valvola di sfogo della propria infelicità. Eppure, ora, non c'è nessuna lacrima a scavalcarle la rima degli occhi, ma solo un lucore umido e gravido di una malinconia nauseante. Ride e lo fa a fatica, passandosi più volte le dita sul viso struccato nel tentativo frenetico di strapparsi fisicamente di dosso la mestizia: non ci riesce, e tutto quello che ottiene sono scintille di elettricità che le percorrono le dita e fanno sfrigolare l'aria attorno a lei.

« Per una volta che sei lucido potremmo non ...  »
« Non litigare? » ... « No, non possiamo non litigare se mi rompi i coglioni un secondo sì e l'altro pure. »
« Josh, ti ho solo chiesto di posare quel dannato telefono. »
« E io ti ho detto di no, quindi? Vuoi tenerti addosso quella faccia da cagna bastonata per tutta la sera? »

Nirvana incassa quelle cattiverie con un sorriso sfinito, un paio di lacrime che tra le guance scavate le bruciano come una colata di lava bollente e un diniego sconfitto. 
La realtà è che ha perso l'energia necessaria ad imporsi quanto quella per litigare, e di riempirsi la bocca fino a farsi dolore le corde vocali non ha più voglia. Non ha voglia di urlare, di pretendere spiegazioni, di chiedergli come può pretendere che lei si finga muta, oltre che cieca. Scuote la testa e si alza in piedi con una lentezza che è figlia della fatica, la stessa che le cuce insieme le labbra e fa offrire a Josh nulla più che la curva ripida della propria schiena mentre si china a raccogliere una felpa dal pavimento.
Josh parla, ma lei non lo ascolta, non davvero: la stoffa che le scivola sulla pelle è l'unica carezza che collezionerà stanotte, ed è quel pensiero ad affossarne l'umore mentre scende in strada, perdendosi rapidamente tra i vicoli della North.


I'm re-reading the letters you wrote me
I'm searching and scanning for answers
In every line
For some kind of sign -